La battaglia di spade laser

Tre giorni fa, il 24 Settembre, a Washington Square Park si è tenuto l’epico combattimento tra gli eserciti Sith e Jedi, a suon di spade laser. L’evento, totalmente gratuito, è stato organizzato dal collettivo Newmindspace, che da ormai sei anni promuove eventi gratuiti (battaglie di cuscini, rubabandiera, battaglie di bolle di sapone e quant’altro)  negli spazi pubblici delle città del nord America.

 


Qui trovate la slideshow che ho tentato di inserire direttamente nell’articolo, ma senza risultati (son pessima, ecco).

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Matrimonio in stop motion

Dopo giorni e giorni di nulla, mi son imbattuta in questo simpatico video creato della fotografa neozelandese Delphine Ducaruge che, oltre alla realizzazione del solito book fotografico matrimoniale, offre, tra i suoi servizi, la realizzazione di queste clip in stop motion che seguono, fotogramma dopo fotogramma, l’intera giornata degli sposi, dalla preparazione pre cerimonia sino al banchetto nuziale.

Altri video (molto simili nell’impostazione, a dirla tutta) li potete trovare qui.

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E

niente.
Han deciso di farci fare il corso che vogliamo.
Quindi Design di prodotto a me.
E oggi non mi ha bocciata.
E sono rimasta in piedi tutto il tempo.
Non ho perso un anno.
Altri ragazzi sì, e per alcuni mi spiace, molto.
Per altri no.
Altri invece vanno avanti grazie alla loro astuzia sfruttatrice: male.
Ho una settimana vuota, dopo un anno di faifaifai nondormirenondormirenondormire ho una settimana libera.
Capite?
E’ la cosa più trasgressiva che io abbia provato negli ultimi tempi.

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Good Fucking Design Advice

Questo poster motivatore lo potete acquistare qui.

Dal momento che costa ben 35$, se non potete permettervelo, basta leggerlo una volta ascoltando questa

costo ZERO.

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Prada cosa farà?

Questa è una riflessione che non parte propriamente da una notizia, seppure vi siano precedenti relativamente recenti.

E’ di qualche tempo fa la notizia che la Lacoste avrebbe preso contatti con la polizia norvegese al fine di impedire al mostro di Oslo, aka Anders Behring Breivik, di indossare  indumenti recanti il loro celebre marchio coccodrillesco.

Lievemente più recente è la notizia che Abercrombie & Fitch abbia pagato il cast di Jersey Shore, noto programma trash mondiale di MTV,  al fine di non far indossare loro i propri prodotti.

Credo che risultino ovvie le motivazioni che spingono un brand che ha un target ben preciso, una storia ben definita e un codice etico aziendale ad adottare tali misure.

MA. Oggi sono incappata in un video, dal contenuto molto discutibile e di cui si sta discutendo molto in rete.
Ma non starò a discutere di questo.
Mi concentro solo su un punto (che ovviamente va analizzato prendendo atto dell’intero sproloquio dell’intervistata in questione) ed in particolare il minuto 4.05, circa.

Mi chiedo cosa pensi il Gruppo Prada in merito alla questione, dal momento che è stato citato in tale contesto.

Nel dubbio mi son andata a leggere il codice etico dell’azienda da cui presumo si possano dedurre anche i valori che con i suoi prodotti mira a diffondere.


Voi trovate congruenza tra le due etiche?
Il gruppo Prada prenderà le stesse misure degli altri due brand sopracitati o lascerà che la questione scivoli via nel dimenticatoio?

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50 caratteristiche dell’aspirante designer di cui diffidare

  1. Aspirante designer che non sa spiegare neppure a se stesso cosa sia il design;
  2. Aspirante designer che decidere di intraprendere gli studi in design perchè “gli/le piace disegnare”;
  3. Aspirante designer convinto di essere un artista;
  4. Aspirante designer che si sente un figo di proporzione bibliche;
  5. Aspirante designer che non conosce l’esistenza e la pratica del congiuntivo;
  6. Aspirante designer che usa e abusa di K X e omette vocali;
  7. Aspirante designer che crede che il suo lavoro cambierà il mondo;
  8. Aspirante designer convinto che un giorno sarà ricco sfondato e avrà al suo servizio poveri stronzi da sfruttare;
  9. Aspirante designer convinto che un giorno sarà ricco sfondato;
  10. Aspirante designer convinto che sicuramente un giorno avrà un lavoro;
  11. Aspirante designer convinto che il suo lavoro sia unico;
  12. Aspirante designer convinto che il design si sia fermato all’ultima pagina del libro di storia del design “che porcatroia devo studiare, che palle”;
  13. Aspirante designer che ha una vita sociale intensa e regolare;
  14. Aspirante designer che ha una vita sociale;
  15. Aspirante designer che non ha le occhiaie;
  16. Aspirante designer che dorme sempre per più di 5/6 ore a notte;
  17. Aspirante designer che può permettersi regolarmente la pennichella pomeridiana;
  18. Aspirante designer che va a dormire prima dell’una di notte;
  19. Aspirante designer che riesce a far durare un pasto più di 10 minuti;
  20. Aspirante designer che non è mai puzzato almeno per un’ora durante i suoi studi;
  21. Aspirante designer che è sempre perfettamente curato;
  22. Aspirante designer che parla in continuazione di quanto sia meraviglioso/a il nuovo moroso/a;
  23. Aspirante designer che non ha una penna e un blocco appunti sempre con sé;
  24. Aspirante designer che non è mai stato rinchiuso in casa per almeno 4 5 giorni per lavorare;
  25. Aspirante designer che non segue nessun tipo di blog;
  26. Aspirante designer che non sa cosa sia un blog;
  27. Aspirante designer che non conosce neppure una rivista sul design;
  28. Aspirante designer che usa termini come “bello e tenero” parlando di prodotti;
  29. Aspirante designer che ama Vasco Rossi e Ligabue;
  30. Aspirante designer che ascolta la musica neomelodica italiana;
  31. Aspirante designer che si autocensura o usa i termini “porcapaletta, acciderbolina, mannaggia” con una frequenza troppo elevata, quando una parola dall’enfasi più pronunciata renderebbe meglio la situazione;
  32. Aspirante designer che non ha mai avuto una crisi d’identità;
  33. Aspirante designer che non ha mai avuto una crisi pre professionale;
  34. Aspirante designer che non sa la differenza tra grafica e prodotto e altri campi del design;
  35. Aspirante designer che mira solo a disegnare mobili per tutta la vita;
  36. Aspirante designer che non legge nè libri, nè riviste, nè giornali;
  37. Aspirante designer troppo ottimista;
  38. Aspirante designer troppo radical chic, dannato e fuori dal mondo;
  39. Aspirante designer che non sa ascoltare;
  40. Aspirante designer senza forti motivazioni;
  41. Aspirante designer che non ha mai rasentato un attacco di panico, uno svenimento, un momento di depressione;
  42. Aspirante designer che non odia, in un periodo dei suoi studi, gli ingegneri;
  43. Aspirante designer che non odia, in un periodo dei suoi studi, un altro designer o aspirante tale;
  44. Aspirante designer che non sa l’inglese della sopravvivenza;
  45. Aspirante designer che non fa liste;
  46. Aspirante designer troppo ordinato/disordinato;
  47. Aspirante designer che vuole tentare gli esami così tanto per passarli, non per imparare;
  48. Aspirante designer che non sa distinguere styling e design;
  49. Aspirante designer che venera sedicenti fashion bloggers, sedicenti politici, sedicenti artisti, sedicenti designer, sedicenti tutto;
  50. Aspirante designer che leggendo i precedenti punti mi ha mandata almeno due volte affanculo. 

 


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Bounce

Diciamocela tutta: la poltrona Sacco di Teodoro, Paolini e Gatti prodotta da Zanotta è un qualcosa di insuperabile a livello di concept: il fatto che poi, specialmente nel 2008 a causa dei festeggiamenti per i 40 anni della sua produzione, abbiano messo in produzione delle edizioni limitate che l’hanno resa un qualcosa che l’occhio umano non può sostenere visivamente, rientra in un discorso a parte.

Ma non voglio parlare di Sacco.
Voglio parlare di un progetto di una designer francese, Véronique Baer, che ha creato questo siluro di, presumo, poliuretano (in sostanza lo stesso materiale di cui son composte le palline antistress).

Non lo so. Mi ha colpita per lo più per la monomatericità e per l’immagine scultorea che va a modificarsi secondo il peso della persona, per poi tornare alla propria forma originaria quando l’individuo si alza.

Avrei qualcosa da ridire sui colori fluorescenti, a dire il vero, ma l’importante è il concetto di base e constatare se è davvero comoda come sembra.

(via YankoDesign )

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La Gioconda al caffè

Un gruppo di simpatici artisti caffeinomani australiani ha creato una riproduzione del celebre dipinto di Leonardo Da Vinci grazie all’uso di 3604 tazze colme di caffè.
Le diverse sfumature sono state ottenute aggiungendo, a seconda dell’esigenza, più o meno latte in ciascuna tazza, ottenendo così una riproduzione mediamente fedele di ombre e punti luce.

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Una storia di design.

C’era una volta una ragazzina che aveva finito la maturità: voleva diventare progettista, o designer, come fa figo dirlo oggi, ma aveva paura. Aveva tanta paura di non essere all’altezza di tutto quello che si prospettava e quindi decise che avrebbe prima passato un po’ di tempo tra la matematica finanziaria, mastrini e altre cose economiche. Solo che questo mondo dell’economia le stava tanto stretto e pure un po’ antipatico, come un po’ a tutti in questi giorni. Tornava a casa da lezione e preferiva starsene con gli occhi puntati sui libri di Munari e meravigliarsi di tutto quello che contenevano, piuttosto che mettersi lì a fare esercizi di fatture e conti.

Una sera di dicembre, però, la ragazzina dovette fare i conti con quello che stava facendo e quello che effettivamente voleva fare: aveva di fronte a sè tre maestose colonne con luci cangianti che andavano su e giù su un palco e pensava che probabilmente quei marchingegni potessero rientrare nella categoria delle cose che lei avrebbe voluto fare da grande. Da quel momento in poi prese atto della situazione e, non volendosi più prendere in giro, e non volendo più prendere in giro i propri genitori che continuavano a investire denaro su una formazione che palesemente non corrispondeva a quello che avrebbe potuto fare, lasciò tutto quello che era stato fino a quel momento.

Nei mesi successivi la ragazzina passò il tempo a studiare autonomamente elementi utili per la sua auspicata futura formazione. Partecipò a concorsi e nella maggior parte dei casi ebbe un feedback positivo, nonostante i lavori fossero davvero idee e soluzioni di una principiante. Nonostante ciò, continuava a non sentirsi all’altezza.  Arrivò il momento in cui vinse le borse di studio: tuttavia, non potendo permettersi di pagare il resto delle quote di iscrizione e dei corsi dovette rinunciare, per affidare orgogliosamente la propria formazione all’università pubblica.

Che poi uno dice “università pubblica” e pensa subito al fatto che le università pubbliche non funzionino poi così bene: eppure ogni tanto sui giornali sbucano queste favolose classifiche che illustrano quali università italiane funzionano meglio e preparano meglio gli studenti. Per non parlare delle favolose classifiche internazionali in cui compare sempre qualche ILLUSTRE politecnico del nord Italia.

Beh, diciamocela tutta: un certo politecnico funziona, ma funziona solo nel momento in cui si parla di ingegneria ed architettura, forse.  Oppure quando si tratta di fare cerimonie e di mangiare. Quando invece si parla di design tutto va a rotoli.

La ragazzina, comunque, riuscì ad entrare in questo corso di laurea e nulla poteva fermarla: era felice come non lo era mai stata prima e si sentiva pronta ad affrontare tutto: insonnia, cibo quando va di lusso, orari devastanti e tutto.

MA. C’è un ma. La ragazzina però, per quanto potesse essere stakanovista e felice della propria decisione dovette fare i conti con aspirati designers che si trovavano lì per palese caso,all’epoca. E credo si ricorderà per tutta la vita l’imbarazzante scena del primo giorno di corsi in cui il referente del corso chiese ai novelli studenti cosa fosse il design e, quelli interpellati, non sapevano spiegare cosa fosse e come motivazione della scelta citavano la famosa frase “perchè mi piace disegnare”. Quella frase fu talmente traumatica che la ragazzina capì subito che forse non sarebbe stato tutto come aveva immaginato.

I mesi passarono, la ragazza iniziò a dormire sempre meno, uscire di casa al mattino per rincasare la sera tardi,  iniziò ad essere molto agitata, nervosa, impossibilitata alla concentrazione e iniziò ad aver paura di non farcela e di non riuscire a saper dimostrare ciò che sapeva fare.

Rinunciò a tutto: amici, uscite, vacanze, riposo, tutto: le importava unicamente farcela.
Fu così che la sera del 31 dicembre, anzichè riposarsi o passando il tempo con gli amici per restare a casa a preparare il lavoro per l’esame, mentre le compagne di gruppo che avrebbero dovuto aiutarla si erano volatilizzate nelle loro vacanze, dicendo chiaramente alla ragazza in questione che loro dovevano farsi le loro vacanze e che, implicitamente, lei, essendo l’unica a casa, doveva lavorare anche per loro. E fu così che la notte di capodanno la ragazza finì con lo sputare sangue e in crisi psicofisica da esaurimento nervoso.

Non fu nè la prima nè l’ultima crisi che ebbe.
L’ultima volta che l’attacco di panico si impossessò di lei si trovava in treno e da lì in poi tutto fu in inesorabile discesa: depressione, fobie multiple e isolamento in casa per molto tempo.

La ragazza però voleva riprendersi e tornare a pieno ritmo in quel luogo tanto amato e tanto odiato, che, in quel periodo, le aveva causato tanta sofferenza.

E proprio sul finire della sessione di settembre che giunse alla ragazza e ai suoi compagni una comunicazione che le fece cadere qualsiasi certezza:

“In occasione dell’apertura delle procedure per il caricamento dei corsi del 2° anno, ci preme comunicarvi che i Laboratori didattici del 2° periodo didattico (Exhibit Design e Communication Design) sono organizzati per un numero massimo di 100 studenti ciascuno.

In caso di esubero di iscrizioni su uno dei due Laboratori, l’attribuzione degli stessi avverrà per graduatoria di merito: ossia, oltre al possesso dei requisiti minimi per l’iscrizione al 2° anno (avere superato le discipline sbarramento e conseguito i 24 crediti alla sessione di settembre), la media ponderata degli esami superati.

La scelta del Laboratorio del 2° anno avrà il valore di scelta di Indirizzo di Laurea (Design di Prodotto oppure Design Grafico e Virtuale) e comporterà al 3° anno, 2° periodo didattico, la prosecuzione nel Laboratorio di Indirizzo scelto o assegnato.”

Pensate solo a quegli stronzi che si stanno facendo la media alta grazie allo sfruttamento delle persone serie, volenterose, che devono sacrificare il lavoro individuale e la salute per concludere in tempo i lavori di gruppo, regalando a questi maledetti fancazzisti un voto che non meritano e per di più si vedranno il posto soffiato da gente che non sa manco cosa sia il design o la differenza tra grafica e prodotto.

Permettete che quella ragazza sia incazzata nera e abbia perso tutto l’entusiasmo, la forza, e la voglia di fare bene che aveva giusto un anno fa?

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Allora.

Io ci ho uno scoglionamento addosso che non potete proprio capire.
Essenzialmente si tratta di un esame di modelli: due modelli d’oggetto e un plastico architettonico.
E SON 10 MESI CHE CI LAVORO SOPRA. E CI HO BUTTATO CENTINAIA E CENTINAIA D’EURO SIA PER I MATERIALI SIA PER RIPRENDERMI DAL TRAUMA PSICOLOGICO CHE HO AVUTO GRAZIE A COMPAGNE MENEFREGHISTE, RINCHIUDENDOMI IN CASA A LAVORARE 20/22 ORE AL GIORNO PER TRE SETTIMANE per poi sentirmi dire che faceva tutto schifo. E va bene.
Ma anche questa volta la revisione non è andata bene.
Cose salvabili ce n’erano eh.. più di una, a dire il vero. Ma tanto chi se ne frega, andiamo a vedere il millimetro su dei materiali che non permettono una precisione tale, però al contempo se faccio una base corretta al millimetro posso essere più menefreghista. Ma allora non mi è chiara la cosa. Non mi è proprio chiara. Buttiamo tutto giù e rifacciamo. Tanto spendere altri 100 150 euro per i materiali che sarà mai?
Anche a me piacerebbe avere un plastico gradevole alla vista con le facciate ben levigate e millimetricamente ben curate, ma lo posso ottenere con la plastica, quello. E con tagli al laser. Non con del laminil e taglierini del bosi.
Di conseguenza venerdì vedremo. Intanto vado ad ammazzarmi di lavoro come al solito, giusto perchè son appena tornata dalle vacanze trascorse seduta al tavolo a studiare.

O forse facevo prima ad andare da un modellista come qualcuno? Coff.

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