Da cosa nasce cosa

Ciao, se sei qui per copiare questa relazione è meglio che tu ti faccia furbo/a.
Vatti a prendere il libro e poi leggilo.
Tanto ti beccano.

Da cosa nasce cosa è l’opera in cui Bruno Munari si dedica alla descrizione ed esemplificazione delle operazioni fondamentali del metodo progettuale. Esistono differenti metodi d’approccio progettuale (metodo di Sidal, di Follon, di Archer, ecc.) che possiedono operazioni fondamentali comuni, per mezzo delle quali è possibile giungere ad un “decalogo” logico basato sull’esperienza, che può esser utile al progettista al fine di soddisfare l’esigenza espressa dal consumatore ed eventualmente emersa dalle analisi aziendali sui bisogni.

In primo luogo è necessario non lasciarsi trasportare dall’entusiasmo romantico della prima idea, ma bisognerà definire in modo approfondito il problema che si ha davanti, suddividendolo, come insegna il metodo cartesiano, in componenti minori. Sarà poi utile definire il tipo di soluzione alla quale si vuole giungere (temporanea, a lungo termine e quant’altro), al fine di potersi focalizzare da subito su soluzioni idonee al bisogno espresso dal consumatore/azienda.

Individuate le componenti minori del problema, sarà fondamentale la ricerca di dati ed informazioni utili al progettista per la circoscrizione dello stesso: questi fondamenti reali rappresenteranno i limiti entro cui il designer dovrà applicare il suo intervento creativo e risolutivo della problematica iniziale.

Prima di dare slancio all’estro creativo, tuttavia, Munari inserisce lo step dell’analisi dei dati, ed in particolare dell’identificazione delle funzioni (componente fisica) e degli aspetti (componente psicologica): per quanto concerne la componente fisica, il progettista dovrà raccogliere informazioni e testare le componenti tecniche, tecnologiche ed economiche su ciò che vuole progettare (ottenendo quindi il massimo risultato con il minimo sforzo e costo di produzione), mentre sotto il profilo psicologico dovrà andare alla ricerca degli aspetti più legati alla cultura e alla storia che legano (o potrebbero far interagire) il prodotto al potenziale fruitore.

Successivamente, vi è l’intervento della creatività: si noti che Munari non usa i termini “inventiva” e “fantasia”, ma la sintesi di essi, ovvero “creatività”. Cos’è la creatività secondo Bruno Munari? Essa è una sintesi, sostanzialmente: è una sintesi dell’inventiva, ovvero la facoltà di pensare a qualcosa funzionante ma inesistente in precedenza, e della fantasia, ovvero la libera facoltà di pensare qualcosa inesistente in precedenza, seppur irrealizzabile.

La creatività è sintesi di libertà fantasiosa e di esattezza inventiva (quest’ultima dovuta alla minuziosa analisi delle funzioni e degli aspetti, precedentemente illustrata) ed è quindi “conseguenza del giusto”. All’intervento creativo segue una nuova raccolta di informazioni in merito ai materiali e alle tecnologie a disposizione del designer per sviluppare il proprio progetto: dalle sperimentazioni su tali componenti sarà possibile individuare i campioni risolutivi più appropriati sia in termini tecnologici sia in termini economici alle problematiche di progettazione, tanto cari alle aziende produttrici.

Per mezzo dell’immaginazione (che secondo l’autore è facoltà di rendere visibile ciò che si è appurato sino a questo punto della progettazione con il metodo sintetico) verranno effettuati schizzi e disegni utili per la soluzione di due o più problemi minori. Si passerà dunque alla creazione di modelli in scala o al vero e alla conseguente verifica da parte di potenziali fruitori. Tenendo conto delle impressioni ed osservazioni oggettivamente condivisibili (quindi non estetiche, ma funzionali) dei consumatori, si passerà ad ulteriori analisi e soluzioni che possano soddisfare al meglio, in modo più semplice e con coerenza formale, il bisogno iniziale sino a quando non si giungerà alla risoluzione finale.

Seguiranno poi ulteriori disegni costruttivi in scala o al vero, chiari ed utili per coloro che dovranno realizzare il prototipo finale. Con questa fase si conclude la descrizione del vero e proprio metodo progettuale consigliato dall’autore, che tuttavia rimarca il fatto che tale schema non è fisso e che ogni progettista deve sentirsi libero di sviluppare il proprio metodo in base alla propria esperienza al fine di ottenere il massimo risultato con il minor sforzo possibile.

Per rendere più chiara la prassi progettuale, vengono riportati numerosi casi di applicazione del processo e delle riflessioni dell’autore nei cosiddetti “appunti per una metodologia progettuale”: i casi esposti sono innumerevoli ed appartengono a molteplici settori, il che sottolinea l’importanza e la rilevanza della presenza del designer e del suo metodo anche in campi apparentemente non di sua pertinenza.

Il libro risulta semplice e scorrevole: il linguaggio utilizzato non è particolarmente sofisticato e risulta comprensibile anche ad un pubblico non prettamente specializzato. E’ un volume che incuriosisce, che ispira e che offre numerosi spunti di riflessione e di sperimentazione, specialmente per coloro che si trovano alle prime armi con la progettazione.

Beh, non so se ti beccheranno effettivamente…dipende dai tuoi insegnanti a dire il vero…ma sforzati.

 


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