Il barbecue dei panda

L’ho atteso per settimane e settimane, e oggi verso l’ora di pranzo è arrivato dopo una serie di vicissitudini che non vi sto a raccontare.

In qualsiasi caso l’ho divorato.
Lo definirei brillante. Molto brillante.
Il libro s’intitola Il barbecue dei panda ed è scritto da Giovanni Robertini.

A dirla tutta, volevo leggerlo più che altro per le descrizioni dei “tipi” umani che vengono descritti nella prima tre quarti del libro: tipi umani che sostanzialmente rappresentano oltre la metà delle “professioni” che voglion fare i giovani d’oggi: lo scrittore, la giornalista, l’editore, il musicista, il critico musicale, l’architetto, il dj, l’attore, la modella, il fotografo, l’organizzatore di eventi, il designer eccetera eccetera. Sto parlando in terza persona, ma mi ritrovo anche io sulla via per diventare qualcuno di questi “tipi”, quindi un po’ di sana critica e tagliente ironia non può che esser utile a capire il confine tra esser una persona effettivamente ed umilmente capace di far qualcosa o esser una persona che pensa di saper far qualcosa solo perchè è “cool” e risultare estremamente imbarazzante agli occhi altrui. E’ un confine molto fine dato dallo strafare, secondo me.

Comunque: descrizioni assolutamente impeccabili, esilaranti e purtroppo, in alcuni tratti, tristemente reali.

E poi, ad un tratto, si introduce il discorso di questi panda, sulla strada verso l’estinzione, depressi, ansiosi e con attacchi di panico.
Questo punto, vi assicuro, non me lo sarei mai e poi mai aspettato, quantomeno non in questo periodo della vita in cui mi ritrovo ad aver a che fare all’incirca con queste cose, ecco.
E quindi mi son innamorata perdutamente di questo libro: perchè essenzialmente alla fine del tran tran (attenzione allo spolier, circa) quando Robertini scrive: “E quella notte, per la prima volta dopo tanto tempo, troppo tempo, i panda sognarono” capisci che effettivamente non puoi continuare a mangiare bambù della foresta ma devi riuscire a mangiare quell’ hamburger che Wally non è riuscito ad assaporare e a smetterla di stare in mezzo ai bambù come se non esistesse un prato dove si posson vedere le stelle.

Una citazione, tra le tante che meriterebbero, tratta da “Il designer”:

“A furia di rimanere in casa a fare di questi pensieri, sbroccherà: meglio uscire ed andare alla festa della casa editrice con il suo amico architetto. Li scambiano sempre per una coppia gay. Lui, scherzando, dice che insieme stanno adottando un bambino. “Cambogiano? Haitiano?” 

“No, è dell’Ikea.” 

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