Insulse constatazioni sugli attacchi di panico

Post scritto mentre si va dall’allenta nervi e mente. E’ un modo carino per scrivere neurologo con competenze psicologiche no?

Gli amici temono che mi possano attaccare degli elettrodi malefici e cancellare ogni ricordo del passato e mi sarò alienata, ma ho tentato di rassicurarli che non sarà così.
Cioè che poi, anche se lo facessero, forse riuscirei ad uscire di casa senza aver paura di svenire, di essere in mezzo alla folla, di avere attacchi di panico e di esser essenzialmente sola e quindi di pensare che sto per morire soffocata o che il cuore se ne vada per gli affari suoi e che mi ruberanno portafoglio e telefono e nessuno avviserà i miei cari né tantomeno mi presterà soccorso.
Che scenario terrificante, eh?
A qualcuno è successo. Ma non per un attacco di panico.

Che poi l’attacco di panico è una cosa molto fantasiosa. Stupida e fantasiosa.
L’inconscio e le tue paure si materializzano sulla retina anche se non esistono in realtà.
Ah, il potere della mente.
Che poi il problema è principalmente dovuto al fatto che uno ha paura di restare da solo e senza soccorso. “Buahah il mondo là fuori è cattvo”. Sì, lo è.
Però forse convincersi che qualcuno, in caso di necessità, chiamerà persone competenti a darti una mano può esser d’aiuto.
E comunque fa troppo caldo in sti giorni.
Pazzesco.
Giusto per conciliare al meglio i soffocamenti immaginari.
E poi c’è sto tir qua davanti che rallenta il percorso, cazzarola. E anche il semaforo roso ci si mette.
Tornando al discorso di prima, nella mente di qualcuno ci può essere anche la paura di stare male in pubblico eh.
Si è levato il tir, finalmente.
Comunque credo sia dovuto al fatto che nessuno voglia mostrare le proprie debolezze davanti agli altri. E poi diciamocelo: svenire in pubblico non è proprio il massimo. Ma non è proprio il massimo svenire, ecco. E se si è soli? Eheh. Brutte esperienze.
Il primo svenimento della mia vita è stato al supermercato a Roma, avevo 10/12 anni su per giù: estate, ovviamente a mezzogiorno si decide di andare a comprare qualcosa in bici; si arriva al banco refrigerato della carne e puff tutto diventa puffosamente blu, vagabondeggi come se ti fossi bevuto tutte le confezioni di tavernello del supermercato e ti cappotti su una colonna vicino al reparto dello zucchero.
Poi vuoto.
Poi inizi a sentire la gente che attende preoccupata la tua ripresa dei sensi e ti porge una fantastica tazza con un’oscena faccia di una mucca che ti sorride piena di acqua e zucchero e poi finisci su un’ambulanza. E poi al pronto soccorso e poi ti mandano a casa.
Ok. Ora son bloccata al passaggio a livello. Maledetti treni. E’ il primo treno che vedo da vicino dopo che ho avuto quel problema con quell’antipatica bionda.
Va beh. Passo e chiudo che sono quasi arrivata e devo andare in bagno.

Anzi, correre.

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