Patrizia Pepe è cattiva.

No, volevo parlarne anche io.
Da ignorante, quindi senza alcuna presunzione.

Ma sulla timeline di Twitter ho visto un grande fermento per questa storia.
La storia la potete leggere integralmente e ben espressa qui e qui dagli esperti di Ninja Marketing.

Parliamone (senza serietà professionale, ripeto.)

Dunque. Cosa ne penso?
Mi è venuto da ridere.
Molto.
Mi è venuto da ridere perchè improvvisamente fanno finta di esser sensibili e al contempo attaccano sostenendo che “SEMPRE (LORO) VOI TUTTE” accusano senza sapere.

Non mi pare che il pubblico sia mai stato coinvolto in modo sostanzioso ed attivo nei retroscena delle campagne pubblicitarie: di conseguenza, non capisco come sia possibile che queste persone “fan” del brand fiorentino possano sapere. Sono consumatori e, purtroppo, non tengono conto dei retroscena. Se ci fosse una maggiore cultura e attenzione nella scelta dei prodotti (in questo caso l’immagine pubblicitaria incriminata) e del processo produttivo (i famosi “retroscena” della campagna pubblicitaria, la motivazioni e il perchè della scelta di questa ragazza), e una maggiore trasparenza di comunicazione del processo, forse tutte quelle critiche non sarebbero arrivate. Forse.

Poi questo “sbagliate SEMPRE VOI TUTTE” è proprio pessima come cosa. Ma pessima.
Mi viene in mente il “SIETE SOLO INVIDIOSE” di una famosa fashion blogger italiana.
E poi, se sbagliano, sbagliano vostre clienti.
E al brand piace che persone che sbagliano indossino i loro capi? Ahia.
Brutta pubblicità, anche questa.

Ma poi tutta questa grande offesa alla modella e alle persone che soffrono di questo disturbo non l’ho letta io, a dire il vero.
Ho letto solo contrarietà alla promulgazione di immagini pubblicitarie contenti ragazze molto magre. Come ha risposto l’addetto/a ai profili social è anche una questione di DNA (ah, che bello, quando fa comodo ci ricordiamo anche di queste cose). Comunque è vero. Ho un’amica che mangia di tutto in quantità industriali e la sua coscia è voluminosa tanto quanto il mio braccio. Ed è in salute, eh.
Però non la rendono modella. Modello, nel senso stretto del termine, vuol dire “degno di esser imitato”. E’ questo il punto.

E ancor più rilevante è il fatto che sia stata vista prima l’indossatrice che l’abito, il prodotto.  Il che non è di sicuro una vittoria per il marchio.

Poi quando fa comodo si parla di sensibilità.
La sensibilità della modella, la sensibilità delle persone che combattono contro l’anoressia.

Sìsì, tutto nobile.

Però quando entravo in un qualsiasi negozio e la taglia massima che trovavo era la 46 chi si occupava della mia sensibilità?

Ora: se dobbiamo parlare di sensibilità parliamone a tutto tondo.

Per una ragazzina di, boh, quindici anni (ma anche più piccole e più grandi) entrare in un negozio e non trovare un cazzo che le entra perchè la taglia massima è la 46 tocca PROFONDAMENTE la sua sensibilità. E se una ragazzina non è supportata ed è solamente investita da modelli apparentemente perfetti e un negozio intero che non le entra, l’anoressia e la bulimia potrebbero tranquillamente essere dietro l’angolo. Perchè non si tratta di trovare un indumento che venga bene, che sia bello addosso alla persona, si tratta del minimo indispensabile per vestirsi. IL MINIMO: jeans e maglietta.

Questo è il brutto dell’esser cresciuta quando andavano di moda le magliette con l’ombelico di fuori. Poi ci lamentiamo del bad taste in clothing delle persone.
Con questo non voglio dire che si debbano lasciar lievitare le persone, eh. Non sia mai.

Ma torniamo alla Pepe. Dai Pepe, mica vorrai finire anche tu sul Tg1 solo per una scaramuccia, come ha fatto qualcuno sulla pagina di Vasco Rossi?

E poi quella non è schiettezza fiorentina. La schiettezza fiorentina è elegante ed arguta. Facciamo poco i fighi e ammettiamo la nostra frustrazione.
Oppure ammettiamo che abbiamo bisogno di parlare, nel bene o nel male, del brand.

Tanto lo sappiamo che fra qualche giorno, magari, farete una contro campagna.

E credo che Patrizia si nasconda meglio dietro un’indossatrice con la cosciotta un po’ più morbida. E il vestito le verrebbe bene comunque, come verrà bene, un giorno, alle ragazze che usciranno dall’anoressia.

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