Non so come intitolarlo, questo.

Che poi, ripensandoci, mi viene da ridere.

Ma anche da piangere.

Tutti fanno finta di sapere tutto. E la cosa mi preoccupa abbastanza.

Davanti ai fatti di cronaca ci trasformiamo in penalisti, davanti a catastrofi nucleari parliamo come se vivessimo dentro una centrale da quando siamo sbucati al mondo, davanti ai meccanismi di facebook e google e di tutti i social media diventiamo esperti di marketing e advertising.

Io non sono preoccupata per l’espressione dell’opinione personale, ma sono preoccupata per i guru ignoranti che pullulano esponenzialmente in questo periodo e sparano stronzate e a cui viene dato credito. Molto credito. Fanno passare certe opinioni per verità assoluta e ovviamente, le persone, attratte dalla semplicità assoluta, le assorbono, immagazzinano e poi si credono, a loro volta, possessori della verità assoluta.

Ma lo faccio pure io certe volte, eh. Sia chiaro. Poi però me ne rendo conto.

Tutto sto blaterare introduttivo non è campato per aria così tanto per, sia chiaro.

Era per introdurmi in un discorso un po’ più particolare.

Stanno per iniziare il Salone del Mobile e il Fuorisalone. Già solo a scrivere la parola mi si chiude lo stomaco, ecco.

No, non ho nulla contro queste cose. E’ che mi si chiude un po’ lo stomaco considerando che sono una realtà con la quale uno, prima o poi, spera di confrontarsi se passa il tempo a studiare design. Un po’ come quando una band inglese passa interi anni a suonare e a fare gavetta e un giorno viene chiamato per suonare al Glastonbury.
Forse il paragone è un po’ improprio e non molto equilibrato, ma siamo lì lì.

Ma non voglio parlare manco del Salone, a dire il vero.

Il termine Salone si ricollega al primo giorno di università. Se non il primissimo saranno stati i primi giorni. Poco importa.

Ci hanno chiesto perchè eravamo lì. Ci chiesero perchè tutti volevano seguire questo corso. Perchè?

Da mettersi le mani nei capelli, secondo me.

Non mi ricordo chi, esattamente, rispose: “Perchè mi piace disegnare”.

PERCHE’. TI. PIACE. DISEGNARE.

Perchè ovviamente ti siedi su un disegno, perchè ovviamente mangi su un disegno, bevi da un disegno, ti lavi in un disegno, ti vesti con un disegno, dormi su un disegno e potrei continuare per anni, non per ore, anni.

Sentita la risposta, il professore (che presumo abbia avuto un’apocalisse interiore) chiese: ” E perchè non hai scelto l’accademia di belle arti? Lì si disegna di più”. Il silenzio.
Almeno è rimasto/a in silenzio.

Poi arriva l’altro che vuole fare il figo: “Perchè sono creativo”.

Sì ok. Vivi a pane e modestia, tu.

Ma la migliore è stata indubbiamente la tizia che dopo 3 mesi di lezione non sapeva ancora il nome del corso di laurea che stava frequentando, gente.

E questo mi porta seriamente a riflettere.

La gente non sa cosa caspita è il design.

La cosa più grave è che non lo sappia chi lo studia.

Cioè: hai fatto un test d’ingresso in una facoltà e non sai neppure cosa stai andando a fare?

Ma io lo so qual è il problema, e in fondo in fondo, lo sanno anche altri.

E’ come voler essere musicista per avere le groupie nell’after show. E’ come voler essere capo d’azienda solo per avere il macchinone e avere la gnocca al seguito.

Sto scrivendo troppe volte la parola gnocca.

Ma come si dice? Tira più ju pilu che un carretto di buoi. Anche se così pare che ci siano solo ragazzi.

No, anche le ragazze non scherzano: “Massì l’importante è trovarsi uno ricco e sei a posto nella vita e considerando che il design è roba per pochi..”

Ve l’assicuro che queste conversazioni sono realmente avvenute e mi hanno parecchio demotivato.

Così come mi demotivano parecchio i tizi che frequentano per fare esami a razzo, l’importante è passarli. Capisco uno o due esami un po’ più tosti, ma non tutti.

Che poi son gli stessi tizi e tizie che sbuffano prima dell’esame. Come quello di storia. Non so. Come pensi di poter fare qualcosa se non sai quello che è già stato fatto? Poi non gliene frega molto se non sanno fare qualcosa, l’importante è che sia sufficiente. Loro fanno il minimo, tanto a fare il grosso ci pensano gli altri coglioni. L’importante è andare in piazza Vittorio e dire di essere designer, poi il resto è un passatempo.

Per non parlare di quelli che non fanno un cazzo, fanno fare il lavoro ai poveri disgraziati (coff coff) che si privano di qualsiasi tipo di distrazione incluse le vacanze di natale e il capodanno con gli amici (coff coff), e non hanno la benchè minima riconoscenza e intanto si fanno i cazzacci loro.

No, comunque queste persone conducono una vita tranquilla nella loro beata ignoranza e credo che troveranno anche lavoro prima di me, sicuramente.

Probabilmente non sapranno manco definire cosa deve fare un designer, però loro lo sono. Si sentono artisti e creativi.

Però un po’ li invidio. Poco.

Magari loro in questi giorni potranno andare al Salone, mentre io sono ancora a casa a riprendermi dallo stress e dalla mancanza di autostima, da due mesi.

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