Ce l’ho fatta a scriverlo, eh.

Se leggerete questo post è perchè son riuscita ad andare e tornare da un piccolo spostamento territoriale, che per la maggior parte delle persone non dovrebbe essere problematico e, tempo fa, non lo era neppure per me. Eppure i tempi son cambiati e mi son ritrovata a soffrire di attacchi panico ogni qual volta devo mettere piede fuori casa.. non che in casa non siano mai avvenuti, anzi.


Ecco: io questa roba, detta anche natura, non la vedo da mesi.

Spesso le persone, quando soffri di queste cose, pensano che tu sia un folle o tu sia un drogato in crisi di astinenza, o uno psicopatico.

Dico questo perchè effettivamente mi è stato dato della drogata in crisi di astinenza.
Magari dopo dedicherò una digressione all’evento.
Ma magari la dedico ora.
Non ricordo il giorno esatto. Era gennaio, comunque. Stavo tornando dall’università dopo una revisione non andata propriamente bene, non per mancanze mie, pare.

Son salita sul solito treno mediamente strapieno, stretto, maleodorante ecc ecc. Li conosciamo i treni italiani sì? Ah sì, era anche in ritardo, ovviamente.

Non stavo troppo bene già sulla metropolitana, ma pensavo fosse la solita stanchezza causata dal poli.
Mi siedo miracolosamente.

Prima fermata: inizio a sentire caldo.

Seconda fermata: affanno e sudorazione e brividi.

Terza fermata: tremore e profondo senso di mancamento.

Avevo intorno SEI/SETTE PERSONE e non una che mi abbia chiesto se avevo bisogno di aiuto. NON UNA. Però lo sguardo della tizia bionda che avevo davanti e mi fissava come se fossi l’essere più spregevole della terra me lo ricordo e credo che me lo ricorderò a lungo. E anche il labiale “drogata” al vicino. La domanda è: se una persona si fosse trovata seriamente in pericolo, questi individui l’avrebbero lasciata lì a soffrire da sola senza intervenire? SI’, EVIDENTEMENTE.
Era la quarta fermata ed ero totalmente incapace di fare qualsiasi cosa, se non chiedere disperatamente al tizio di farmi aria con la cartolina natalizia che puntualmente lo zio mi manda a dicembre, con tanto amore e tanto affetto.

Non si sa come, ma son riuscita a spiegare al tizio che era un’attacco di panico, mentre la tizia se ne strafotteva alla grande, neppure lo sforzo di alzarsi e lasciare più aria possibile intorno a me o magari farmi stendere per star, forse, meglio.

Non mi dilungo su come ho placato l’attacco di panico. Ero arrivata alla fermata dove dovevo scendere.

Il tremore e il senso di confusione c’erano ancora, ma la forza di uscire da quel treno era sicuramente più forte di ogni altra cosa. Credo di aver ripetuto all’infinito al tizio “La ringrazio e mi scuso per il disturbo”, perchè scene di questo genere non son né belle da provare né da vedere.

Non è stato né il primo, né l’ultimo.

La cosa che più mi fa incazzare, al di là di questo disagio che m’affligge in questo periodo e prima o poi dovrà pur scomparire, è l’indifferenza di quella stronza. Ma anche fossi stata una drogata? Capisco che un soggetto sotto l’effetto di stupefacenti può esser pericoloso, ma SE UNA PERSONA FOSSE STATA VERAMENTE MALE quella tizia l’avrebbe lasciata crepare davanti a lei. Complimenti.

Ah, c’è l’arcobaleno…

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