Il paninaro di Cambridge

Sta piovendo a dirotto e c’è un vento mediamente fragoroso che fa sbattere le tapparelle e non mi permette di dormire.
A ciò va indubbiamente aggiunto che ho mangiato una quantità non precisamente definibile di budino al cioccolato che di sicuro non sconfigge l’insonnia di questi giorni.

Ma torniamo al tempo che c’è fuori: è il tipico tempo inglese.

Mentre mi ingozzavo di budino, mi è tornato in mente un individuo a me molto caro, che ha segnato una buona decina di giorni della mia esistenza adolescenziale in Cambridge.
Questo tizio (non ricordo né nome, né provenienza – forse non l’ho mai saputo, a dire il vero -) aveva un chioschetto di panini/kebab/cibi ignoti in prossimità del McDonald’s situato al 639 di Newmarket Road.

Allora: io non son una grande intenditrice di paninari, però quell’uomo mi ha salvato lo stomaco dall’apocalisse digestiva che il cibo inglese mi provocava (in particolare quel cibo che noi normalmente definiremmo verdura e/o risotto, ma era completamente impiastricciato di salse inodori, multicolori, strazianti). Ogni sera, prima di tornare a “casa”, onde evitare di far sprecare inutilmente cibo alla famiglia che mi ospitava ed evitare che la madre attentasse per l’ennesima volta alla mia stabilità digestiva, passavo da questo paninaro.
Dopo il primo tentativo (indubbiamente andato bene), ogni sera, come se fosse una ritualità, passavo da lui e mi facevo preparare un hamburger credo classico e le solite fries: era tutto sorprendentemente commestibile e gustoso e non era impucciato di grasso rivoltante, era cioè un’oasi di salvezza dalla cucina della tizia inglese.

Cibo a parte: con tutti i posti in cui si poteva posizionare, lui stava lì, a pochi passi dal Mc: il gigante e la formica, in sostanza.

Ci metteva una pazienza ed un qualcosa indescrivibile quando preparava il tutto: sapeva perfettamente che se il cliente non sarebbe stato soddisfatto non sarebbe mai tornato da lui. E di norma ne passavan pochi perchè, come potete ben immaginare, la gente preferiva andarsi ad ingozzare al McDonald’s per degli pseudoignoti meccanismi mentali che si attivano quando hai necessità di sfamarti in un posto lontano da casa.
Ma lui stava lì, aspettava, guardava le macchine che passavano e, quando ti ripresentavi da lui, ti accoglieva con un sorriso pieno di gioia che neppure cento scorte a vita di mc menù potrebbero innescare.

Chissà se è ancora lì, chissà.

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